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REGOLE BASE DEL GIOCO A
VALLICO SOTTO
BATTUTA
La battuta deve essere effettuata di mano aperta e
la palla può essere colpita solo dopo aver fatto un
balzo a terra; il braccio non può superare l’altezza
della spalla.
La battuta non può essere ripetuta nel caso che la
palla sia oggetto di movimento sfavorevole al
giocatore. In tal caso sarà assegnato un fallo in
quanto la palla non avrà superato la linea del
sotto. Inoltre il battitore non può superare la linea
di battuta; in caso contrario verrà assegnato il 15
alla squadra avversaria.
Per essere valida, la battuta deve superare la linea
del sotto e non deve andare direttamente nell’area
tratteggiata grigia o fuori campo. Solo per
quest’ultima regola e solo in fase di battuta le
parti della murella vicino alla linea di mezzo, la
fontana e tutti gli annessi della riga di
riferimento H (ritenute “aria” durante il gioco
normale), saranno considerate terra (ad esempio, se
battendo la palla balza sulla murella o sul muro
sopra la linea di mezzo, aria durante il gioco
normale, e va nella zona tratteggiata grigia la
battuta è valida, così come è valida se batte sulla
fontana e va nella zona tratteggiata grigia).
FALLO
Il fallo riguarda tutto il corpo del giocatore eccetto
la parte che comprende dalla punta delle dita fino
alla fine dell’avambraccio, senza distinzione tra la
parte interna ed esterna di quest’ultimo; non è
consentito però colpire la palla con la parte
superiore della mano (rovescio).
È fallo colpire la palla a due mani e in questo
caso è considerato fallo anche solo il gesto del
colpire a mani unite. Si considera fallo la
trattenuta nel colpire la palla.
Sia in battuta che durante il gioco la palla deve
essere colpita di mano aperta.
Il fallo d’ostruzione viene ritenuto tale qualora il
giocatore si disinteressi della palla ostacolando
l’avversario.
In fase di battuta i giocatori che sono alla
ribattuta non posso prendere posizione nella zona
che comprende la riga di battuta e il sotto.
In ogni zona considerata aria (terrazzi se non
diversamente specificato, orti, finestre, tetti, etc…)
viene attribuito un fallo se la palla, al volo,
rimane nella zona stessa.
CACCE
Per la segnatura e l’assegnazione delle cacce si
considera la posizione del piede più sfavorevole al
giocatore, a meno che la palla non stia rotolando a
terra; in quest’ultimo caso la caccia sarà segnata
o assegnata in base alla posizione della palla.
Nel caso in cui la palla, dopo aver effettuato uno
o più balzi, si fermi in una zona considerata aria
o esca dal campo, la caccia è segnata o assegnata
in base alla posizione di uscita dal campo di
gioco.
Ogni caccia sarà segnata nel punto preciso del
campo di gioco. La linea di riferimento sarà quella
del sotto, parallela alla linea C e comunque sempre
in senso perpendicolare al muro della chiesa. Per
le contestazioni eventuali ogni caccia sarà
misurata a partire dalla linea del sotto o dalla
linea C del cantone.
REGOLAMENTO SPECIFICO A
VALLICO SOTTO
“Corte”
Quando la palla entra in questa zona
indipendentemente che ne fuoriesca o meno, il
punto di riferimento che viene tenuto in
considerazione è la riga della battuta nel punto
dell’angolo della chiesa.
“Filo”
La palla è considerata in fallo se passa sopra il
filo e non torna nel campo di gioco.
Zona “G”
Se la palla viene fermata nella zona G la caccia
sarà segnata in corrispondenza del punto G1.
“Arco I”
Se la palla viene fermata all’interno dell’arco I, la
caccia è alla metà dell’arco stesso.
“Arco II”
Se la palla viene fermata all’interno dell’arco II, il
punto di riferimento è dove si trova la riga H
ovvero il muro
“Orto”
Se la palla va direttamente nell’orto senza uscirne
sarà assegnato un fallo.
Nella Zona di battuta affinché venga assegnato il
15 (guadagnata) è sufficiente che la palla faccia
più di un balzo nella zona di battuta stessa. La
murella, le scale e l’annesso terrazzo in zona di
battuta sono considerate terra.
La Zona tratteggiata grigia è suddivisa in due
parti delimitate dalla linea M. Se la palla viene
fermata nella Zona D viene assegnato il 15
(guadagnata). Se viene fermata nell’altra parte
tratteggiata (al di sotto della linea M) viene
segnata la caccia sulla linea di mezzo.
Se la palla varca il limite R sarà considerato fallo
anche se la palla dovesse tornare in campo.
Raffaello Raffaelli - Descrizione geografica storica economica della Garfagnana - Lucca, 1879
FABBRICHE DI VALLICO
Questo paese, che non è molto antico, si compone (secondo il censimento del 1871) di 189 case, comprese quelle sparse per la campagna, con 151 famiglie, e 626 abitanti, diminuiti in quattro anni
di ben 254. Giace all'altezza di 295 metri sopra il livello del mare, sulle due sponde della Turritecava, che un ponte unisce fra loro, sotto la confluenza del Canale di Pescaglia, che in essa si
scarica. Dista da Trassilico 9 chilometri, e 6 dalla strada nazionale Livorno-Mantova, dal punto detto Turritecava, elevato 105 metri sul Mediterraneo, presso la confluenza di quel fiume nel
Serchio.
Nel 1214, a poca distanza dall'attuale paese dalle Fabbriche, ove dicevasi in Vallebona, e poi al Colle dei Frati, esisteva un Eremo di Agostiniani, che apparteneva alla Pieve di Gallicano. In
quell'anno gli uomini di Trassilico donarono agli Eremiti di S. Agostino la chiesa ed il luogo de' SS. Giorgio e Galgano di Vallebona, situato nel Comune di Vallico di Sotto. Esiste ancora la
nota dei 10 Religiosi che abitavano quel convento nell'anno 1243; ed erano Benvenuto sacerdote, Stefano suddiacono, Giovanni, Michele, Giacomo, Galgano, Guido, Frediano, Giunta e Ventura. Questo
monastero, il 28 febbraio del 1248, comprò cinque pezzi di terra da un certo Ventura di Villa a Roggio, mentre n'era Priore Fra Guido. Nel 1267 fu tenuto in quel convento un Capitolo Provinciale;
e nel 1260 l'Eremo stesso fu tassato di L. 60 di decima. Dopo circa un secolo, doveva trovarsi in brutte condizioni, dapoichè il Vescovo di Lucca, nel 1374, concedeva indulgenza a chi avesse
fatta elemosina per restaurarlo. Pure non cessò di esistere, se non quando la Bolla d'Innocenzo X, ordinando la chiusura delle case che avessero meno di 10 Religiosi, costrinse il Generale
dell'Ordine, Guglielmo Becchio, a sopprimerlo nel 1461, richiamando al convento di S. Agostino di Lucca i tre Eremiti, che soli erano rimasti a S. Galgano. Da un rogito di Ser Giovanni Ciuffarini
di Lucca, del 14 marzo 1550, si ha che quei PP. Agostiniani, unitisi in Capitolo, alienarono a Bernardino del fu Battista Mariani di Valico di Sotto, per la somma di 370 scudi d'oro, i fondi
tutti che possedevano ancora in quella località, eccettuato l'Oratorio ed il cimitero ad esso adiacente, che vollero donati alla chiesa delle Fabbriche; l'obbligo peraltro di fare la festa del 25
marzo, ed il mantenimento dell'Oratorio e dei sacri arredi rimase a carico del compratore. Oggi codesta chiesa, sotto il titolo della SS. Annunziata, soggetta al Rettore delle Fabbriche,
appartiene, cogli oneri indicati, alle famiglie dei Signori Marchese Ponticelli e Cozza di Cascio.
Poco sotto all'antica casa dei frati, sorsero, circa il 1300, alcune fabbriche per lavorarvi il ferro, le quali diedero poi il nome al villaggio, che andò aumentandosi di mano in mano che si
moltiplicavano gli opificii, e cresceva l'industria; ma ai dì nostri, divenute brevi e facili le comunicazioni internazionali, col mezzo delle ferrovie e dei vapori marittimi, ed attivissimo il
commercio ed ogni scambio di produzioni, le ferriere delle Fabbriche non potettero più reggere alla concorrenza nazionale e forestiera. Quindi nel 1867 si chiusero quasi tutte; e gli operai, che
vivevano di quei lavori, partirono ad un tempo in numero di 40 per l'America.
La chiesa attualmente parrochiale, adorna di sei altari, sorse, verso il principio del secolo XVI, per maggior comodo, nel centro del paese, sotto il titolo di S. Iacopo, e fu consacrata, il 21
novembre del 1520, dal Vescovo di Lucca. Codesto paese ha il vantaggio (unico crediamo in Garfagnana) di vedere assicurata ai suoi figli la istruzione elementare col reddito di un Legato, che sta
a carico della famiglia Pierotti di Trassilico. Ad esso si accede, nel modo più comodo e diretto, per un sentiero lungo la Turrite, partendo dal ponte sulla strada nazionale, e risalendo lungo
quel fiume per sei chilometri. Alla metà circa del viaggio peraltro, al confine del territorio Gallicanese, s'incontra il tratto già ridotto ruotabile, di cui si è fatta parola, quando parlavasi
della Comunità di Trassilico.
VALICO DI SOPRA
Questo paese, distante dal capoluogo nove chilometri, è composto di 101 abitazioni, comprese quelle rurali, con 75 famiglie che danno 299 abitanti (1). Ha chiesa parrocchiale sotto il titolo di
S. Michele, la quale giace ad oriente del paese, alla distanza di circa 500 metri.
Valico di Sopra appartenne al Comune di Gallicano ed alla Signoria Lucchese, insieme con Valico di Sotto, fino all'anno 1451; nel qual tempo, in forza della sentenza del Pontefice Nicolò V, passò
con altre terre sotto il dominio degli Estensi.
Nel 1820, allorché Francesco IV venne a Castelnuovo, i Fabbricieri della chiesa di Valico di Sopra lo supplicarono perché la nomina del Parroco appartenesse esclusivamente al corpo dei Vocali di
quel paese; ed il Sovrano, il 13 di giugno, rescrisse la prece in questi termini. «Al Governatore della Garfagnana, che per la elezione di questo Parroco manderà un Delegato del Governo che, in
unione del Sindaco di Trassilico, e di 8 maggiori possidenti accreditati presso il popolo di Valico Sopra passeranno alla elezione del Parroco, prescindendo, per questo e simili casi di nominare
Parrochi (ove vi sia il diritto di nomina presso qualche Sezione di Comune) dai Consigli Comunali soliti ». Nelle grotte, che sono a cavaliere di questi paesi, nidificano il falco reale, i
piccoli falchi rossi e bigi e qualche rara volta anche le aquile, le quali hanno la loro stanza ordinaria sulle Panie, sul Pisanino e sul Pizzo d'Uccello.
VALICO DI SOTTO
Anche Valico di Sotto, come quello di Sopra, dal quale è lontano un chilometro, siede sulle pendici australi della Pania della Croce, ma assai più in basso e più vicino al Serchio, sulla sponda
sinistra della Turritecava, alla distanza di dieci chilometri da Trassilico. Conta 127 abitazioni, con 120 famiglie e 539 anime; numero che era assai maggiore al cominciare del secolo XVII. Varie
famiglie di Valico si recarono a popolare le Fabbriche, e l'epidemia del 1818 mietè moltissime vite. Ecco la ragione di questa diminuzione.
Ha chiesa parrocchiale propria, sotto il titolo di S. Iacopo, assai vasta, a tre navate, con sette altari e belle colonne di macigno. Possiede un antico quadro in tavola, di assai pregio,
rappresentante S. Iacopo e S. Anna; ed ha un campanile di buona architettura. Fu già filiale della Pieve di Gallicano. Nel 1822 venne unita alla Diocesi di Massa, e ai 29 marzo del 1828 creata
Vice Pievania. Esiste pure a Valico un oratorio detto del SS. Crocifisso del Collegio, che, insieme con una casa annessavi, si mantiene a spese di quella Sezione.
In antico era difeso da due fortilizi, fabbricati al tempo delle discordie co' Lucchesi, nelle quali gli abitanti di Valico si segnalarono per coraggio e per bravura (1). Così Valico di Sopra
come quello di Sotto confinano con Pescaglia, mediante il corso della Turrite, e sono circondati da Cardoso, Colognola, Motrone, Verni e Gallicano.
Nel 1845 venne costruito un ponte sulla Turrite nel luogo detto Gnoccone o Palavanis, a spese Comuni di Trassilico e di Pescaglia Lucchese; ed essendo poi caduto per una straordinaria escrescenza
del fiume nell'inverno del 1854-55, fu di nuovo riedificato nel 1856.
GRAGLIANA
E' questo un piccolo paese situato sul dorso dell'Alpe Apuana, sotto le sorgenti a sinistra della Turritecava, sul confine del Comune di Serravezza, e poco lungi da una strada pei soli pedoni,
che varca quella montagna dal lato di Pomezzana, per iscendere a ponente nella Versilia. E' distante chilometri 8,500 da Trassilico. Ha 47 case, di cui 21 sparse per la campagna, con 35 famiglie
e 240 abitanti.
In antico era in Gragliana un ospedale, sotto il titolo di SS. Marco e Lunardo, il quale, nella descrizione del 1260 è detto Hospidale de Garilliano; e la sua tassa per fare la Crociata era di L.
170; lo che sta a dimostrare come fosse di qualche importanza. Queste case, che dicevansi ospedali, erano piuttosto luoghi di ricovero pei viandanti, e si vedevano principalmente presso ai varchi
delle più aspre montagne. Diversi ne aveva la nostra Provincia, come avremo luogo di notare, ai passi dell'Appennino nei Comuni di Sillano, di Castiglione, di Fosciandora ec. Nel 1415 l'ospedale
di Gragliana venne posto sotto la dipendenza dei Parrochi di Trassilico, i quali assegnarono a quella chiesa una congrua conveniente, e si riservarono il diritto di nomina del Rettore, insieme
colla popolazione di Gragliana, cui è unito il piccolo villaggio denominato Termignone. Siccome poi il fiume aveva fatto cadere tanto l'antica chiesa, quanto l'ospedale di S. Marco annesso alla
medesima, così, ai 21 aprile del 1559, il Cardinale Alessandro Guidiccioni il vecchio, Vescovo di Lucca, concesse licenza al Rettore di Trassilico, Don Nicolao Franchini, di far costruire, a
spese dell'Opera di quel paese, una nuova chiesa nella stessa terra di Gragliana. La Parrocchia poi vi fu eretta nell'anno 1653, con rogito di Ser Bernardino Pieroni, in data del 31 di
marzo.
Nel 1845 le famiglie di quel paese, volendo migliorare la loro chiesa e ridurla a volta, offersero cospicue somme, raccolte da un cassiere; ed ottenuti i debiti permessi, in breve tempo compirono
l'opera, e ridussero quel Santuario nello stato lodevole in cui ora si vede.
LA TANA DI CASCALTENDINE
Non molto distante da Valico di Sopra, nella strada che conduce a Cardoso, s'innalza a picco una smisurata barriera di sasso vivo, che nella sua lunghezza di un miglio offre la figura di un
piccolo arco di cerchio. Dalla strada che può tener luogo di sottesa, fino alla radice del dirupo, il massimo spazio è di circa 250 passi. Tutto questo sito è affatto incolto e sassoso: avvi
qualche castagno, ma la maggior parte viene occupata da una folta macchia. Quasi sul fine di questa barriera o catena di scogli, ritrovasi la Spelonca del Colle della Nuda, che volgarmente è
chiamata la Tana di Cascaltendine. Essa ritrovasi al sud-est, e rimane quasi ascosa all'occhio di chi la riguarda, seguitando la via. Si scorge bensì il concavo che dall'alto del masso comincia a
formarsi a guisa di seno, reso più marcato dallo scoglio che, sulla man dritta, si distende in fuori come una laterale parete. La faccia del masso, in questo punto è più che altrove nuda e
brulla, eccetto qualche cavità, da cui sporgono lecci, quercioli e fichi selvatichi. Per accedere alla spelonca fa di mestieri camminare su per un viottolo erto e ripido, di circa sessanta passi,
che tale è la distanza dalla via maestra al luogo dove si trovano gli avanzi di un'antichissima muraglia, fatta, a quel che pare, a difesa della caverna, e di cui non si ha nessuna memoria. Dalla
forma peraltro si rileva essere stata opera di persone potenti per sottrarsi dalle offese de' nemici. Si distende per la lunghezza di 40 braccia, ed è distante 35 braccia dalla bocca della
caverna. Fa al di fuori un angolo molto ottuso, ed in questo punto la sua altezza è di braccia 12; la sua larghezza alla base è di braccia 6 e mezzo; e in alto poi diminuisce, riducendosi a
braccia 3 e mezzo.
Asceso il masso, si è coll'occhio nella caverna. Questa è la vista più pittoresca che si possa immaginare, e desta non so che di meraviglia e di orrore. Nella bocca presenta la figura di un
semicircolo del diametro di 15 braccia. Poco dentro si trasforma in un triangolo rettangolo dell'area di 39 braccia quadrate, e così s'interna quasi uniformemente per lo spazio di 50 braccia, al
termine delle quali la caverna si fa più stretta ed il triangolo addiviene equilatero, dell'area di 24 braccia quadrate. Oltre questo punto camminasi anche 12 braccia, e qui la spelonca viene a
diramarsi in due, una a destra, a sinistra l'altra.
Il piano inferiore è tutto di tufo durissimo, formato a piccoli rialti. Una ricca sorgente d'acqua freschissima esce dalla caverna che va a sinistra e, declinando a destra, continua da questa
parte per tutta la lunghezza della caverna stessa. Nell'inverno le acque assai ingrossate occupano tutto il piano inferiore, depositando una arena molto fine e piccole pietruzze di vari colori,
che rimirate sotto i raggi del sole traverso l'acqua, fanno bell'affetto. Si può camminare in questa caverna circa 200 passi. Nel corridoio a sinistra, lungo 200 braccia, si trovano, a piccola
distanza fra loro, le diverse stanze. La prima è molto ampia, e contiene dell'acqua. Le altre due nell'estate sono asciutte, e conviene salire per entrarvi; tutte più o meno sono adorne di
stalattiti. Nel corridoio a destra s'incontrano di quando in quando dei piccoli stagni d'acqua. Vi sono anche due stanze attigue, ma non si può entrare che nella prima. La galleria, per la quale
si cammina 200 passi circa, è quella posta a sinistra della spelonca. Il suolo della caverna è Inclinato a destra dell'osservatore.